Abbruciamento o no? La gestione delle ramaglie oggi.

Potature stagionali e ramaglie

La gestione degli oliveti in questa stagione si confronta con le attività di potatura e il relativo smaltimento delle ramaglie. Al di la della difficoltà che per motivi di sicurezza in questo momento si pongono per il distanziamento sociale e la difficoltà di muoversi per raggiungere gli oliveti, sta diventando sempre più evidente quanto la tradizionale pratica dell’abbruciamento delle ramaglie stia diventando inadeguata, per motivi sociali, ambientali e per ragioni climatiche

Aspetti sociali dell’abbruciamento

Per quanto riguarda gli aspetti sociali, la cura degli oliveti è assicurata spesso da persone che da oramai molti anni si dedicano con generosità e impegno alla loro tenuta. Persone che hanno accumulato grandi conoscenze pratiche e operative ma che, per motivi anagrafici, hanno crescenti difficoltà fisiche nella gestione di pratiche impegnative e rischiose. In queste condizioni, la possibilità che il fuoco scappi  e che finisca per prendere il sopravvento sul suo gestore è assai facile con implicazioni già viste negli anni recenti.

Ambiente: polveri sottili

Dal punto di vista ambientale, poi, appare sempre più evidente la necessità di evitare il cumularsi nell’atmosfera di particolato legato all’abbruciamento di legno. La qualità dell’aria rappresenta un problema complessivo e la possibilità di limitarne accumuli di sostanze dannose, è diventata una necessità che riguarda tutti, anche i gestori degli oliveti.

Clima: rischio incendi

Infine, non per importanza, le questioni legate al clima. La Regione Toscana, in queste settimane, ha emesso e reiterato il divieto di procedere con le pratiche di bruciatura delle ramaglie e, questo, per il permanere di tempo asciutto e ventoso che potrebbe facilitare l’innesco di incendi difficili da controllare. Le pratiche di abbruciamento, purtroppo, sono state spesso agli onori della cronaca per l’innesco di incendi di superfici buscate  anche vaste e se, mentre nel passato la potatura degli oliveti si realizzava in una stagione per lo più umida, oggi non è più così.

Peraltro, in questi giorni, accanto alle tradizionali difficoltà di assicurare lo spegnimento di incendi, si somma la complessità di organizzare squadre di intervento in una fase che vede le forze della protezione civile e degli stessi vigili del fuoco impegnati in altre attività a sostegno della popolazione per l’emergenza COVID-19.

I motivi che abbiamo ricordato si sommano solitamente nella gestione della ramaglie di potatura. 

Ripensare le pratiche tradizionali

E’ necessario iniziare a ripensare modalità tecniche e organizzative adeguate per affrontare e superare un aspetto tanto delicato per la corretta gestione degli oliveti, ma anche del territorio e delle risorse ambientali.

Quali possono essere allora le modalità alternative, ne esaminiamo almeno quattro

La tradizione delle fascine

La prima, quella tradizionale delle comunità che non sprecavano risorse era quello di dotarsi di tempo, voglia, pazienza e magari, attraverso la realizzazione di fascine, avere le risorse per preparare il pane nel forno a legno di casa.

Una soluzione che annulla i rischi di incendio senza evitare la dispersione nell’aria di polveri che, però, vengono diliuite nel tempo associandole a una seconda funzione, quella della preparazione del pane. Si tratta di pratiche che oggi, solo i più ostinati e volenterosi continuano a seguire, nonostante la fatica che questo solitamente comporta, specie in oliveti poco raggiungibili e meccanizzabili.

Trinciatura

Una seconda possibilità è quella della trinciatura tramite  “frullino” con lame. Questa operazione va svolta quando il legno è sempre fresco. La ramaglia ammonticchiata in piccoli strati, viene poi trinciata con la lama del frullino (ne esistono oggi di particolarmente efficienti). In questo modo, il tempo della guardiana al fuoco viene usata per svolgere l’operazione di trinciatura. All’annullamento del rischio di incendi e di diffusione delle polveri, si aggiunge la possibilità di disperdere e mantenere la sostanza organica nel terreno. Resta da valutare il rischio di permanere di patogeni nel terreno e nell’oliveto.

E’ una soluzione buona per chi ha poche piante e di solito ci si dedica nel fine settimana , ma anche per altri in proporzione alla buona volontà .
E’ necessario: a) un decespugliatore di media cilindrata (45 cc) con lama  affilata; b) buone forbici da potatura (chi pota sicuramente le ha già), nel migliore dei casi elettriche. Il vantaggio si evidenzia soprattutto quando si riesce ad effettuare potature leggere annuali è ciò è facile adottando la forma del vaso policonico ( da terra o da dove volete ) che permette un equilibrio vegetativo risparmiando  potature di riforma ad anni alterni, consentendoci, peraltro, di riflettere annualmente sulla buona conduzione dell’oliveto da vari punti di vista .

Biotrituratori meccanici

Una terza possibilità è legata all’uso di biotrituratori meccanici. In questo caso le ramaglie, avvicinate in un punto più facilmente raggiungibile, vengono immesse nel (o, a seconda delle apparecchiature, passati dal) biotriituratore (ne esistono di diverso tipo autonomi o da attaccare alla presa di forza del trattore/trattorino) che le sminuzza in particelle che possono essere poi usate per operazioni di pacciamatura. In questo caso, similmente al secondo, si annullano i rischi del fuoco e quelli dell’inquinamento atmosferico. Allo stesso tempo, bisogna dotarsi di apparecchiature professionali che possono avere un costo di acquisto non proprio contenuto. Potrebbe valere la pena quindi, raggiungere l’accordo tra più gestori di oliveti per acquistare un biotrituratore insieme e dividerne i costi di utilizzo. Si tratta di una possibilità concreta facilitata dal fatto che si tratta di una fase tecnica che può essere diluita e che, in ogni caso, richiede un tempo relativamente contenuto nel ciclo di gestione dell’oliveto. Di sicuro l’operazione genera un fastidioso rumore.

Gassificazione / biogeneratori

Una quarta possibilità, più complessa, ma non per questo meno interessante, è quella di provare a facilitare meccanismi di coordinamento che possono valorizzare la ramaglia a fini energetici tramite pratiche di gassificazione o biogeneratori. Secondo alcune stime dalla cura della vigna e dell’oliveto si ricavano oltre 2 t/ha di ramaglie. In questo caso il coordinamento riguarda la raccolta delle risulte della potatura su superfici ampie con impiego di lavoro che necessariamente deve essere remunerato. Allo stesso tempo, la produzione di energia genera un valore economico che può essere usato (ovviamente previa valutazione di un piano economico) per compensare i costi del lavoro impiegato nella raccolta delle ramaglie. Questa ultima soluzione andrebbe analizzata nella sua fattibilità tecnica ed economica e potrebbe essere gestita da strutture collettive, ad esempio, anche a partire dai frantoi o cooperative forestali esistenti sul territorio generando una modalità più complessiva di gestione del territorio che potrebbe poi trovare applicazione anche per parte delle superfici boscate.

Conclusioni

Fascine, bio-triturazione con frullino, bio-trituratore meccanico o impianti di cogenerazione, esistono varie soluzioni all’abbruciamento che, specie in un’areale caratterizzato dalla presenza diffusa dell’oliveto si dovrebbero iniziare a valutare con attenzione. Le soluzioni vanno da quelle individuali a quelle di scala territoriale, con una conseguente crescita della complessità ma, allo stesso tempo, anche dell’efficienza. Lasciare la scelta e la discussione ai singoli spinge a mantenere la pratica dell’uso del fuoco o, nel migliore dei casi a quelle proprie degli individui volenterosi (fascine o triturazione in sito). Un co-interessamento collettivo, a partire dalle istituzioni, porterebbe a soluzioni di area e di innovazione nella gestione degli oliveti e della sicurezza del territorio e dell’ambiente in cui viviamo. A noi la facoltà di valutare e scegliere.

Risposte

A proposito di Ramaglie

Stefania De Marco
L’ anno scorso con lo sportello di agroecologia abbiamo pubblicato un articolo sul sito dal titolo ” A proposito di ramaglie

E’ scritto da me in base alla mia esperienza personale. posso consigliare quello ( evitando di scrivere un doppione ) e rispondere alle domande degli scettici . Ogni volta che posso faccio pubblicità a questo metodo , per un hobbista che non deve potare 1000 piante o fare grosse riforme è ottimo , io non faccio più fuochi da anni . Ciao

Trinciasarmenti e biotrituratori

Macchine per la lavorazione in oliveto terrazzato

Dimitri Zinetti

Buongiorno a tutti.
Come vedete dalla foto in vent’anni le ho provate un po’ tutte.In primo piano TRINCIASARMENTI TRAZIONATO, splendida macchina, passa sulle ramaglie a terra e lascia un tappeto di pacciamatura anche bello a vedersi; servono sentieri larghi 80 cm.In secondo piano dulla dx: TRINCIASARMENTI PER MOTOCOLTIVATORE, stessa cosa ma molto meno manovrabile.In terzo piano, la macchina verde sulla destra: BIOTRITURATORE VICKING, bocciato. Ce ne vuole uno ben più potente e comunque sono affari difficili da spostare (si monta sul cingolatino che potete vedere in fondo sulla sinistra, ma sono spostamenti laboriosi e pericolosi soprattutto se in pendenza).
Detto questo, dico anche che se si diffondessero macchine simili sul monte in certi periodi non si farebbe vita, perchè sono talmente rumorose da far rimpiangere i fuochi. In particolare il biotrituratore.
Per cui ben vengano le fascine.

Cippature: ammendante e conversione energetica.

Buongiorno.

L’ordinanza della Regione che impone di non bruciare residui di potature e sterpaglia a causa del protrarsi della stagione secca ci induce a cercare altre vie per questi materiali che se ben utilizzati, da problema possono trasformarsi in risorsa.In realtà esiste anche un altro problema indotto dai fuochi in campo aperto, quello dell’inquinamento da polveri sottili. La regione e alcuni comuni (in particolare Capannori) hanno emesso ordinanze nel periodo invernale che di fatto proibivano o limitavano pesantemente il ricorso a questa pratica. L’arrivo del COVID19 ha fatto passare il problema PM10 in un secondo piano.
Io penso però che in un futuro prossimo (e sarà una buona cosa) sarà proibito sempre e dovunque distruggere ramaglie con il fuoco in campo.Lo scorso Ottobre, quando iniziammo a discutere dei progetti della comunità del bosco facemmo delle schede. Fra queste una la presentai io (vedi file allegato). In quella scheda si proponevano due strade:

  • recupero attraverso cippatura e utilizzo del cippato come ammendante
  • recupero attraverso cippatura e conversione energetica in piccoli impianti per la produzione di energia elettrica distribuita

Ovviamente queste due opzioni non escludono l’uso di fascine per il riscaldamento di forni a legna e per altri scopi domestici. Secondo alcune stime dalla cura della vigna e dell’oliveto si ricavano oltre 2 t/ha di ramaglie. Ed arriviamo alla cura del bosco. Io ho un appezzamento di bosco sul monte che non è stato mai tagliato e neppure viene curato. Il suo destino è probabilmente quello di bruciare prima o poi durante uno dei prossimi incendi. Mi domando se non si possa progettare una sua riconversione da bosco a pini e erica arborea a bosco a querce, lecci  e altre essenze meno pericolose e più produttive.In ogni caso la biomassa prodotta nella pulizia/riconversione del bosco come può essere utilizzata?
Io non sono un esperto di macchine cippatrici ma penso che all’interno della CdB si possano trovare le competenze e anche le risorse per valutare se sia possibile ed economicamente vantaggioso cippare potature di olivo e materiale di risulta della pulizia del sottobosco .
Se si ritiene opportuno sono disponibile per discutere di questo tema con un mio contributo. Io penso che si potrebbe ottenere il supporto  della regione per un’attività che all’inizio potrebbe essere solo conoscitiva ma che richiederebbe un certo impegno economico.

Fascine

Gian Cosimo Grazzini

Anch’io da anni la parte più leggera delle potature le utilizzo parzialmente come fascine per fare il pane e il resto lo trituro sul posto con il trincia stocchi del trattore, ma so che questa soluzione non è praticabile da tutti, io ho poco più di cento piante in falso piano e non terrazzate. La CdB non si deve limitare a scambiare esperienze individuali.

Questo divieto temporaneo di abbruciamento, che tra l’altro sposta il periodo in cui si potrà bruciare in tempi più rischiosi per gli incendi (ammesso che cessi il 15 aprile), va considerato come avvisaglia di divieti più duraturi o addirittura permanenti. Di qui l’esigenza di pensare a soluzioni organiche e non a iniziative personali più o meno virtuose. D’altronde credo che sia questo uno degli obiettivi della CdB. A questo proposito vorrei ricordare che all’interno del gruppo progetti Mario Cioni, a nome dell’associazione Tripla e, di cui anch’io faccio parte, ha presentato un progetto molto articolato per una gestione comunitaria e non individuale del problema dello smaltimento dei residui della pulizia del bosco e delle potature degli oliveti. Non sto a entrare nei dettagli della proposta, se lo vorrà potrà farlo Mario Cioni che ha assiduamente partecipato ai lavori del gruppo, comunque oltre al recupero energetico si auspicava anche di dotarsi, a livello di comunità, di attrezzature che consentissero di triturare sul posto le ramaglie a fini di ammendare il terreno. Questa parte della proposta sarebbe attuabile in tempi relativamente brevi, se ci fosse la volontà, coinvolgendo imprenditori e/o cooperative locali che potrebbero forse accedere a finanziamenti regionali. Sarebbe un modo per cogliere l’opportunità legata a questo divieto per iniziare a dare gambe a qualcosa di concreto, altrimenti si rimane nel campo delle raccomandazioni e dello scambio di esperienze individuali, attività meritoria, ma a mio avviso riduttiva rispetto a quelli che devono esseri gli obiettivi della CdB.

Cordiali saluti

Gian Cosimo Grazzini

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9 commenti

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    • Stefania il 31/03/2020 alle 20:24
    • Rispondi

    L’ anno scorso con lo sportello di agroecologia abbiamo pubblicato un articolo sul sito dal titolo ” A proposito di ramaglie” se non sbaglio . Siccome è scritto da me in base alla mia esperienza personale posso consigliare quello ( evitando di scrivere un doppione )e rispondere alle domande degli scettici . Ogni volta che posso faccio pubblicità a questo metodo , per un hobbista che non deve potare 1000 piante o fare grosse riforme è ottimo , io non faccio più fuochi da anni . Ciao

    http://www.agroecologiacalci.it/a-proposito-di-ramaglie/

  1. Attenzione alla diffusione di apparecchiature troppo rumorose, che non farebbero altro che sostituire l’inquinamento atmosferico con quello acustico. Dimitri

    • Gian Cosimo il 31/03/2020 alle 21:34
    • Rispondi

    Anch’io da anni la parte più leggera delle potature le utilizzo parzialmente come fascine per fare il pane e il resto lo trituro sul posto con il trincia stocchi del trattore, ma so che questa soluzione non è praticabile da tutti, io ho poco più di cento piante in falso piano e non terrazzate. La CdB non si deve limitare a scambiare esperienze individuali.

    Questo divieto temporaneo di abbruciamento, che tra l’altro sposta il periodo in cui si potrà bruciare in tempi più rischiosi per gli incendi (ammesso che cessi il 15 aprile), va considerato come avvisaglia di divieti più duraturi o addirittura permanenti. Di qui l’esigenza di pensare a soluzioni organiche e non a iniziative personali più o meno virtuose. D’altronde credo che sia questo uno degli obiettivi della CdB. A questo proposito vorrei ricordare che all’interno del gruppo progetti Mario Cioni, a nome dell’associazione Tripla e, di cui anch’io faccio parte, ha presentato un progetto molto articolato per una gestione comunitaria e non individuale del problema dello smaltimento dei residui della pulizia del bosco e delle potature degli oliveti. Non sto a entrare nei dettagli della proposta, se lo vorrà potrà farlo Mario Cioni che ha assiduamente partecipato ai lavori del gruppo, comunque oltre al recupero energetico si auspicava anche di dotarsi, a livello di comunità, di attrezzature che consentissero di triturare sul posto le ramaglie a fini di ammendare il terreno. Questa parte della proposta sarebbe attuabile in tempi relativamente brevi, se ci fosse la volontà, coinvolgendo imprenditori e/o cooperative locali che potrebbero forse accedere a finanziamenti regionali. Sarebbe un modo per cogliere l’opportunità legata a questo divieto per iniziare a dare gambe a qualcosa di concreto, altrimenti si rimane nel campo delle raccomandazioni e dello scambio di esperienze individuali, attività meritoria, ma a mio avviso riduttiva rispetto a quelli che devono esseri gli obiettivi della CdB.

    Cordiali saluti

    Gian Cosimo Grazzini

    • Emanuele il 31/03/2020 alle 21:35
    • Rispondi

    Altre due possibilità,
    Utilizzare le ramaglie come struttura portante per cumuli di terrà nel caso di agricoltura su bancali.
    Oppure utilizzarle come sostegno ai rovi ove si voglia delimitare degli spazi a mo’ di siepe.
    Credo che la scelta della soluzione ottimale dipenda dalla diversa esigenza in base alle risorse, ai mezzi strumentali in dotazione, alle relazione con i confinanti e altri aspetti che fanno di ogni situazione una storia.

  2. Quando la Comunità potrà attivare un processo di economia circolare per raccogliere le ramaglie e trasformarle in pellet?

    Una stima conservativa potrebbe essere un fatturato di circa 300 euro a ettaro/anno comprensivo del ritiro e trasformazione. Immaginando 500 ettari di territorio gestito potrebbe permettere un fatturato di circa 150 mila euro annui ovvero un nuovo lavoro stabile per 2-3 operatori ecologici.

    1. Proposta interessante
      Siamo in fase di elaborazione di idee progettuali, per cui sarebbe molto utile avere maggiori dettagli.
      Ad esempio come è stato fatto il calcolo calcolato del fatturato, dei costi di ritiro e trasformazione (In genere il ritiro in aree terrazzate come il Monte Pisano è piuttosto complesso e costoso.)
      Esistono nell’area delle imprese che potenzialmente sarebbero interessate?
      Sta pensando a ritiro e trasporto presso imprese o pellettizzazione in loco con macchine pellettatrici portatili?

    • Giorgio Fanetti il 07/04/2020 alle 15:49
    • Rispondi

    Buongiorno a tutto il gruppo, sono iscritto alla newsletter dal primo giorno in cui ci fù la riunione a Vicopisano e ogni giorno ho seguito tutti i messaggi di questo importante gruppo, purteoppo non riuscendo a partecipare alle riunioni serali, non mi sono ancora iscritto ufficialmente come membro, ma in futuro cercherò di rimediare.😥

    Adesso oltre a leggere mi piacerebbe, se posso, porre una riflessione e una domanda:

    1- La prima domanda è quella riguardante il rimboschimento con alberi a latifoglia. Inquanto non non avendo più visto aggiornamenti a riguardo di questo fondamentale punto, mi sembra che sia stato un pò tralasciato, mentre come comunità del bosco, credo si abbia il dovere e l’ onere di porre questo argomento come la base di tutto. Questo perchè ogni idea, spunto, iniziativa che viane fatta , si basa sulla salubrità, l’ ampiezza e, perchè no, la bellezza dei nostri boschi, altrimenti sarebbe come voler costruire un’ abitazione sù fondamenta non sufficientemente forti.

    2- riguardo all’ adozione di metodi alternativi agli abbruciamenti, concordo che siano fondamentali per la salvaguardia degli incendi, perchè anche con tutta la buona volontà e attenzione di chi brucia residui di potature, è facilissimo che il fuoco possa scappare con conseguenze disastrose che si protraggono per decenni.
    A riguardo, io mi domando: Perchè i residui delle potature di olivo non vengono valorizzate di più, nel senso, in fin dei conti, è sempre legno di qualità che viene invece bruciato…
    Perchè non valorizzarlo e renderlo una risorsa per i comuni dove si trovano?..
    Magari se ogni comune proponesse ai cittadini un servizio di ritiro/macerazione gratuito o a costo irrisorio, il legno di olivo ritirato potrebbe magari impiegarlo per venderlo in qualche modo, tipo ad aziende che producono pellet di qualità, oppure usarlo in qualche modo in altri ambiti(falegnameria, produzione di oggettistica riciclabile ecc.).
    Così facendo, si avrebbe un triplo guadagno, per i privati, per i comuni e per il bosco.
    Chiaramente è una cosa da pianificare con precisione e dedizione, però credo che potrebbe essere possibile.

    Ringraziandovi anticipatamente auguro a tutti una buona giornata e spero che ci si veda presto.

    Giorgio Fanetti

      • danilo menicucci il 07/04/2020 alle 20:45
      • Rispondi

      Buonasera, 
      non entro nel merito delle importanti questioni che lei pone alla CdB, per le quali non sono competente e altresi sono interessato a conoscere le risposte.

      Le volevo invece dire che anche io ritenendo di non riuscire ad avere tempo da dedicare alla CdB, ho temporeggiato a iscrivermi, risolvendomi soltanto a inizio anno. 

      Inoltre, di recente, purtroppo a causa del flagello COVID, anche nella CdB stiamo scoprendo una modalita’ di condivisione e scambio delle idee che non necessariamente passa attraverso la presenza fisica alle riunioni.

      Le riunioni del mercoledi sera del comitato promotore ormai sono effettuate tramite una piattaforma internet (tutti i soci sono invitati a partecipare!!!). Infine, lo scambio di email e post nel sito sta diventando sempre piu una maniera per far emergere proposte su cui confrontarsi.

      Saluti

      Danilo Menicucci

    • Francesco Di Iacovo il 08/04/2020 alle 09:47
    • Rispondi

    Buongiorno

    condivido con Giorgio Fanetti la rilevanza del tema della qualificazione delle attività boschive, sia di quella parte che è stata compromessa dal fuoco, sia della porzione estesa di bosco che necessita un miglioramento della gestione, come di una progressiva attività di qualificazione delle essenze, evidentemente a favore di quelle meno soggette al rischio di incendio.

    La CdB ha centrato gran parte della sua discussione, iniziale e continua, su questo tema, presentando anche progettazione in merito, in un incontro tenutosi l’11 dicembre 2019 a Calci.
    L’idea è quella di procedere per azioni pilota e iniziative di progressiva collaborazione tra quanti, proprietari, gestori del bosco, istituzioni locali, cittadini, a questo tema sono, a diverso titolo, interessati.

    E’ evidente anche che, oltre agli aspetti tecnici, quelli economici sono altrettanto rilevanti.

    Se per il primo punto, quello tecnico, le indicazioni dei tecnici forestali della Regione, dei ricercatori e non solo, sono univoche -almeno per quello che io sappia da non tecnico- meno chiara è la soluzione della questione legata alle risorse economiche – ingenti – necessarie per questo intervento.

    In alcuni casi le risorse delle politiche agricolo-forestali (i piani di sviluppo rurale regionali con finanziamenti UE) possono assicurare un contributo, anche rilevante, ma richiedono coordinamento, anticipo da parte dei proprietari e disponibilità di fondi (non illimitate) per accedere ad una graduatoria e ricevere contributo.

    In altri casi, -vedi i terreni percorsi da fuoco dei privati – gli interventi non possono trovare il concorso di risorse pubbliche a causa di normative nazionali che tendono ad evitare comportamenti inappropriati di quanti approfittavano del fuoco -talvolta doloso – per accedere agli interventi di riforestazione.

    Quindi come procedere? su questo la CdB ha avviato una riflessione sul tema dei servizi ecosistemici che il bosco può offrire alla collettività (in termini di sequestro di CO2, di salvaguardia territoriale e paesaggistica, di regimazione idraulico-agraria, di fruizione collettiva, etc) e della possibilità di riconoscere economicamente questa produzione di servizio a vantaggio di coloro che contribuiscono alla loro qualificazione e la corretta manutenzione. Più in generale, però, è necessario immaginare nuove forme di coordinamento e di partecipazione (anche da parte di imprese oltre che dall’azione volontaria dei cittadini) per avviare queste nuove modalità di gestione delle superfici boscate.

    La gestione innovativa e la qualificazione dei boschi richiede l’attivazione di processi non rapidi e resi complessi dalla necessità di ripensare, specie nella gestione del bosco tra cosa è prevista e cosa è pubblico, quale è il contributo che tutti a diverso titolo possono dare -cittadini, proprietari, istituzioni, imprese- per generare condizioni collettive di gestione ambientale e la produzione di beni di cui tutti abbiamo grande bisogno.

    Su questi aspetti la CdB si sta attivando, in questo momento con maggiore difficoltà a causa di motivi a tutti evidenti.

    un caro saluto
    Francesco Di Iacovo

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